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Billy Cobham a Milano

Buon 2018 con i tamburi di Billy Cobham! Dopo quasi due mesi di silenzio siamo tornati, meglio tardi che mai, si chiederà qualcuno, ben arrivati qualcun altro! Il lavoro chiama e le passioni purtroppo vanno accantonate, ma non vengono certo dimenticate. Vi chiedo, è successo qualcosa in questi primi due mesi dell’anno degno di essere raccontato, musicalmente parlando? Poco o niente…forse il Festival di Sanremo? Non fa per noi, per carità Claudio Baglioni e la Rai hanno vinto alla grande, ascolti record, la musica nazional-popolare funziona sempre, ma aspettavo qualcosa di nicchia che mi facesse scattare o tornare la scintilla! Anche se il personaggio in questione, lui che però una trasmissione popolare non la disdegnò. Memorabile la sua partecipazione a Fantastico nel lontano 1986 insieme al suo amico Tullio De Piscopo, sotto gli occhi attenti di Pippo Baudo. Chissà….forse sto sbagliando io, tutta invidia!!!! Viva Fantastico e viva Sanremo!

Dopo questa doverosa premessa, eccoci alla nostra recensione. Come sempre nella vita ci vuole ritmo, di fronte a un set di batteria mi arrendo! I grandi eventi “Rock” nel 2018 devono ancora arrivare e allora spulciando tra tour, date, locali, ecco un appuntamento che non ho voluto perdere. Billy Cobham, “Mr.Spectrum”, uno dei padri nobili delle percussioni, live al Blue Note di Milano. Tre date, 6 concerti, come da tradizione nel locale jazz di via Borsieri, primo live alle 21 e in replica alle 23.

Una serata da non perdere, l’età di Cobham è di quelle importanti che appartengono per internderci a tipi come gli Stones, nato a Panama nel 1944, facendo due conti nel 2018 arriverà tra poco alla fantastica età di 74 anni, chapeau! Soprattutto per chi deve sostenere lo strumento più fisico che esista, la batteria. A Milano è arrivato per presentare il suo Crosswinds Project accompagnato da Paul Hanson al sax, Fareed Haque alla chitarra, Tim Landers al basso e da Scott Tibbs alle tastiere. Un progetto che ripercorre le atmosfere dell’omonimo album, il secondo della sua carriera pubblicato nel 1974.

Un’ora e un quarto di concerto, Cobham deve dosare le energie, si concede qualche pausa, ma rimane un maestro, un batterista che negli anni ‘70 ha saputo rivoluzionare la tecnica e la dinamica del suo strumento. Set rigorosamente Tama, ambidestro, potente con la doppia cassa, fusion rigorosamente targata anni ‘70, raffinato nelle velate divagazioni più jazz. Può anche succedere che una bacchetta che gli scivoli via dalla mano (nel primo video qui sopra), perdonato! Nonostante qualche intoppo appunto dovuto agli anni, vedendolo per la prima volta dal vivo si intuisce chi poi ne ha seguito le orme portando la tecnica a livelli più estremi come Simon Phillips, set quasi identico, stessa batteria, medesima impostazione. Un po’ come quando vedi qualche vecchio filmato di Jimmy Page e comprendi e capisci allora da dove è partito Eddie Van Halen. Per Mr. Cobham tutto esaurito e scroscianti applausi, un tocco rimasto ugualmente raffinato, meno possente, ma pur sempre di gran classe.

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Il “Mondo dei Replicanti” delle Tribute Band – L’inizio

Se gli originali sul mercato non si trovano più accontentiamoci delle imitazioni. Nasce così “Il mondo dei Replicanti”, che nel pianeta musica sembra essere l’inizio di nuova moda. Le Tribute Band sono diventate un vero e proprio fenomeno di tendenza per tutti i nostalgici del rock che non c’è più, o meglio dei tanti gruppi o musicisti che sono scomparsi o che hanno abbandonato le scene per raggiunti limiti d’età. Ecco dunque il sorgere di perfette imitazioni, sia dal punto di vista musicale che scenografico.

Killer Queen

Dei veri e propri sosia, accompagnati da perfette ricostruzioni di spettacoli e scenografie, offrendo performance che molto spesso si avvicinano agli originali. La critica rimane divisa, argomento quantomai attuale proprio in un periodo che ci si interroga sul concetto di “fake”, una discussione nata soprattutto in relazione delle notizie false – fake news – che invadono la rete e spesso ne condizionano i pensieri degli utenti. Nel pianeta rock possiamo parlare di “fake band”? Oppure accettare più semplicemente il concetto di vere e proprie imitazioni?

Musical Box

Nello spettacolo l’imitazione è un talento riconosciuto e a volte pure acclamato. Dai primi grandi imitatori della tv italiana, da Alghiero Noschese a Gigi Sabani, fino ad oggi con programmi di successo come Tale e Quale Show, dove sotto la guida di Carlo Conti personaggi del mondo dello spettacolo si sfidano nell’imitazione di altrettanti cantanti famosi. Se questo è il trand, allora perché non deve esserlo anche nel rock? No, queste Tribute Band non sono dei falsi, sono reali, vere! Per portare in scena un’imitazione ci vuole studio, applicazione e talento. Una peculiarità quest’ultima che sta soprattutto nelle abilità tecniche di ogni singolo musicista nel suonare il proprio strumento. Saper imitare e riprodurre fedelmente le canzoni di gruppi, come Beatles o Rolling Stones, Queen, U2 e AcDc, oppure ricreare le atmosfere di Genesis o Pink Floyd non è certo semplice. MusicAndLights vuole iniziare un viaggio attraverso questo mondo fatto di replicanti, tra i quali spiccano “gruppi tributo” come i Killer Queen, gli Sticky Fingers, i Brit Floyd, i Musical Box, gli Achtung Babies e gli AC-DI, solo per citarne alcuni, ma la lista è infinita!

The Sticky Fingers

Punto d’arrivo di questo viaggio è la conoscenza del fenomeno e di questo bisogno irrefrenabile soprattutto da parte del pubblico di riscoprire una musica in via di estinzione anche attraverso delle pure e semplici imitazioni. Sintomo di un vuoto che evidentemente esprime la musica contemparanea, incapace di regalarci nuove emozioni, spingendoci così alla ricerca di un passato più o meno reale.

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Nel lontano 1973 qualcuno dal lato oscuro della luna cantava… The time is gone, the song is over, thought I’d something more to say – Il tempo se n’è andato, la canzone è finita, pensavo di aver ancora qualcosa da dire! (Pink Floyd).

Brit Floyd

Vasco Modena Park

Ci siamo, Vasco Modena Park viene pubblicato oggi, venerdì 8 dicembre. Un album che ci riporta con il cuore e la mente al 1° luglio della scorsa estate in mezzo alle 225 mila persone presenti all’evento. Qualcosa di magico, surreale che rimarrà nella storia del rock italiano. Un concerto che non poteva non essere immortalato, prima in un film e ora inciso su un album. La storia di Vasco c’è tutta, a cominciare dai primi versi di Colpa d’Alfredo, la canzone d’apertura del concerto, “Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena Park”

40 brani di Vasco, ovvero uno per ogni anno di carriera del cantante modenese. Dunque per tutti coloro che si sono persi il concertone del 1° luglio o anche per chi invece vuole rivivere l’incredibile serata, ecco questo magnifico album. Dalla prima era di Vasco, con i brani storici da Siamo Solo Noi, Albachiara, Bollicine, a quella successiva con C’è Chi Dice No, Liberi…Liberi, Gli Spari Sopra, Stupendo, per concludere con quella più recente con Rewind, Sally, Un Senso e Siamo Soli.

Tutte le generazioni, a partire dalla mia che si è goduta il primo e inarrivabile Vasco, saranno soddisfatte da questo album che contiene 40 anni di carriera del rocker di Zocca. Ognuno si potrà ritrovare nella sua decade preferita, del resto la sua musica ci ha sempre accompagnato scandendo il ritmo della nostra vita. La band salita sul palco del parco Enzo Ferrari è la solita con Stef Burns alle chitarre, Claudio Golinelli al basso, Clara Moroni ai cori e con due sorprese, Maurizio Solieri, storico chitarrista di Vasco e il virtuoso Andrea Braido e con Gaetano Curreri degli Stadio al pianoforte in Anima Fraglie. Impossibile non acquistarlo nelle varie edizioni, compresa quella deluxe o scaricarlo come ho appena fatto io, senza perdere nemmeno un secondo. La combriccola del Blasco non può aspettare!

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TOTO – 40 viaggi intorno al sole

Toto festeggeranno nel 2018 i loro primi 40 anni e per celebrare questo nuovo traguardo ecco che la band americana ci regala due sorprese, un nuovo greatest hits, dove verranno inclusi anche degli inediti e un tour che toccherà l’Italia con due date nella primavera del 2018. 40 Trips Around The Sun  è il titolo della raccolta che verrà publlicata il 9 febbraio del prossimo anno, 17 brani con tutti i loro successi rigorosamente rimasterizzati per l’occasione, da Rosanna, Hold the Line, Stop Loving You e Africa. I membri storici della band, Steve Lukather, David Paich, Steve Porcaro e Joseph Williams hanno lavorato sulle canzoni non ancora pubblicate e hanno contribuito a rimasterizzare i loro grandi classici insieme a Elliot Scheiner e Gavin Lurssen.

Ma la novità è rappresentata dalle tre registrazioni inedite contenute nel greatesthits, Spanish Sea, Struck by Lighting e il nuovo singolo Alone già scaricabile su tutte le piattaforme multimediali. “È stata scritta mentre eravamo in una stanza – confessa Steve Lukather – non c’era nessuno oltre a noi quattro. Il testo è un po’ dark, ma ora siamo più vecchi e abbiamo vissuto la vita. Alla fine siamo comunque da soli, da qui il titolo”. Una canzone in pieno stile Toto che non deluderà i fan del gruppo.

“Io, David, Steve e Joseph – prosegue ancora Lukather – siamo commossi ed elettrizzati dal lunghissimo successo della band. Questo tour del quarantesimo anniversario sarà qualcosa di speciale per noi e per tutti i fan che parteciperanno”. Il 40 Trips Around The Sun Tour  invece inizierà nel febbraio 2018 in Europa e arriverà nel nostro paese a marzo, con due date a Milano e Bologna. La prima al Forum di Assago, sabato 10 marzo, la seconda all’Unipol Arena, il successivo venerdì 23. Il nuovo tour dei Toto si annuncia come uno dei più lunghi della carriera della band.

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Line up 2018

Left to right:

Shannon Forrest – drums
Lenny Castro – percussion
Steve Lukather – vocals, guitars
David Paich – vocals, keyboards
Joe Williams – vocals
Steve Porcaro – keyboards
Shem von Schroeck – bass
Warren Ham – saxophone, vocals

Tornano gli U2 con le canzoni dell’esperienza

Dalle canzoni dell’innocenza a quelle dell’esperienza sono passati 3 anni, non privi di ripensamenti, alla fine oggi il nuovo album della band irlandese vede la finalmente la luce. Non mi è facile dare un giudizio sugli U2, un gruppo che ritengo l’esempio più significativo del passaggio dalla grande era del rock ‘70/‘80 a quello decadente iniziato negli anni ‘90 e che arriva inesorabilmente fino ai nostri giorni.

Nata a Dublino nel ‘76, dopo un periodo di apprendistato, la band debutta ufficialmente con il suo primo album – Boy – nel 1980. Primo esempio di un rock che mutava, con un sound scarno, essenziale, per nulla barocco come i grandi gruppi del passato. Fatta eccezione per Paul David Hewson, in arte Bono Vox, dallo spiccato talento vocale, gli altri tre membri non si sono mai distinti per essere dei musicisti virtuosi. Ma alla fine gli U2 hanno saputo e questo gli va riconosciuto, trovare un sound ben definito, un marchio di fabbrica indistinguibile, sound che si esalta ulteriormente con le esibizioni dal vivo, esplosive e cariche di energia. Al tempo stesso oggi sono essenzialmente gli unici eredi e tenutari di quel rock che ormai sembra solo un ricordo da sfogliare e ricercare nei libri o meglio negli album di storia. Fatta questa premessa eccoci a Songs of Experience, sicuramente senza offesa non un capolavoro, tuttavia un album solido e ben strutturato nato dall’esperienza quarantennale della band.

Nessun Blackout, gli U2 ci sono ancora, come sottolinea l’omonimo pezzo del nuovo album, senza dubbio uno dei più incalzanti. Il disco di oggi racconta la maturità del gruppo e del suo leader Bono che ci svela come i pezzi siano quasi tutti immaginati come lettere che il cantante indirizza alla moglie Ali, ai figli, agli amici, in un caso direttamante al pubblico – The Showman – e in definitiva lettere scritte anche a se stesso. “Non dovrei essere qui perché dovrei essere già morto” è il verso con cui si apre Lights Of Home. “Ho pensato molto al fatto che potrei morire, così ho fatto di queste canzoni un epistolario d’amore” scrive Bono nel libretto del disco. Sulla copertina dell’album ci sono Eli e Sian i figli di Bono e The Edge, mano nella mano.

“Ho iniziato ascrivere per loro, ma queste sono lettere anche a me stesso. Si predica quello che si ha bisogno di sentire” puntualizza la star nelle interviste rilasciate per promuovere la pubblicazione del nuovo disco. In American Soul ecco la collaborazione con Kendrick Lamar, il rapper di Compton, il volto nuovo della musica di questo millennio. Get Out Of Your Own Way e Love Is Bigger Than Anything In Its Way sono entrambe canzoni indirizzate ai figli. You’re The Best Thing About Me è già una hit in cima alle classifiche dei brani trasmessi dalle radio in Italia da ben 7 settimane. Ora non ci resta che aspettare gli U2 nel nostro Paese, al momento non ci sono ancora conferme su possibili date, nell’imminente serie di concerti dell’ eXPERIENCE + iNNOCENCE TOUR  che partirà il 2 maggio del prossimo anno dagli Stati Uniti.

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Tutti in piedi per Bryan Adams

Il rocker canadese, riposto in un cassetto l’obiettivo della sua macchina fotografica, dopo 4 anni è sbarcato in Italia per una serie di concerti con il suo Get Up Tour, presentando dal vivo l’omonimo album, datato però 2015, mentre proprio in questi giorni è stato pubblicato Ultimate, una raccolta che oltre ai suoi grandi successi contiene anche due inediti, Ultimate Love e Please Stay.

Sei le date italiane, da Milano a Torino, passando per Roma, Rimini e infine a Bolzano. Cento milioni di dischi venduti, la seconda permanenza più lunga di sempre in cima alla classifica dei singoli inglesi, Bryan Adams 58 anni, si è esibito lo scorso 11 novembre al Forum di Assago, accompagnato dal suo migliore amico, Keith Scott, alla chitarra, e da Mickey Curry alla batteria, oltre che da Gary Breit alle tastiere e Norm Fisher al basso. Serata rigorosamente over 30 e con in maggioranza pubblico femminile.

Le hits in scaletta ci sono tutte, da Run To You, It’s Only Love, Summer of ’69, Back To You a Please Forgive Me. Finale in grande stile con il rocker sul palco del Forum che accompagnato solo dalla sua Gibson dorata, intona All For Love, composta e cantata originariamente insieme a Sting e Rod Stewart. Il tour proseguirà poi nel 2018 nella forma e nelle vesti del suo ultimo greatest hits, diventando così l’Ultimate Tour, che esordirà a gennaio del prossimo anno in Australia. Tutti in piedi forse per l’ultima volta, poi l’artista canadese tornerà a dedicarsi alla sua altra attività di successo, la fotografia.

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Bryan Adams, Milano, 11 novembre 2017, la scaletta del concerto

Do What Ya Gotta Do
Can’t Stop This Thing We Started
Don’t Even Try
Run to You
Go Down Rockin’
Heaven
This Time
It’s Only Love
Please Stay
Cloud #9
You Belong to Me
Summer of ’69
Here I Am (acustica)
When You’re Gone (acustica)
(Everything I Do) I Do It for You
Back to You
Somebody
Have You Ever Really Loved a Woman?
Please Forgive Me
The Only Thing That Looks Good on Me Is You
Cuts Like a Knife
18 til I Die
I’m Ready
Brand New Day
Ultimate Love
C’mon Everybody (Eddie Cochran cover)
Straight From The Heart (acustica)
Rememberance Day (acustica)
All for Love (acustica)