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Dio salvi la Regina?

I Queen, o quel che ne rimane sono riapparsi ancora una volta in Italia insieme ad Adam Lambert in un’unica data all’Unipol Arena di Bologna. Da sempre sostengo che Brian May e Roger Taylor hanno il pieno diritto di continuare a calcare i palcoscenici di mezzo mondo e tenere viva la loro musica e soprattutto la loro voglia di suonare, ma i Queen, per chi come il sottoscritto ha avuto la fortuna di vederli dal vivo nella formazione originale, con Freddie Mercury e John Deacon erano un’altra cosa! Fatta questa doverosa premessa, la nuova formazione con alla voce il giovane prodotto del talent show American Idol, Adam Lambert, ha trovato comunque una sua identità. Se non altro il merito di portare in giro e far conoscere alle nuove generazioni la musica dei Queen. Per il Tour 2017 ecco uno show nuovo di zecca che include una produzione dal design all’avanguardia. La scelta della setlist tiene conto anche del quarantesimo anniversario dell’album, News of The World del 1977, che raccoglie gli inni immortali We Will Rock You e We Are The Champions e che verrà ripubblicato in un cofanetto speciale proprio oggi, venerdì 17 novembre, non tenendo conto di alcun tipo di scaramanzia.

Roger e Brian tengono ancora botta, come si suol dire e sul palco mostrano ancora grande tecnica ed esperienza. Per chi suona la batteria è più complicato, la fisicità dello strumento in due ore di concerto si sente tutta e per un classe ‘49 come Taylor alla soglia dei settant’anni è da standing ovation mantenere la qualità che esibisce in ogni sua performance. Ma le attenzioni ricadono tutte inevitabilmente sul frontman, il 35enne Adam Lambert, dal 2011 voce dei Queen. Ora sgombriamo subito ogni possibilità d’equivoco, nessun paragone con sua maestà Freddie, quella è un’altra storia, concentriamoci sul presente. Lambert tiene il palco, è istrionico e non scimmiotta per nulla l’originale.

Non ha la versalità di Mercury, ma ha l’estensione vocale adatta per reggere comunque su tutta la scaletta, anche se rende maggiormente nei pezzi più barocchi e rinascimentali come Killer Queen. Meno adatto su quelli invece particolarmente rock. La scaletta delle esibizioni ripercorre i passi dei greatest hits storici della band, non facile il confronto, soprattutto su brani dove non solo la voce, ma anche la mimica di Freddie Mercury diventava fondamentale. Così Another One Bites The Dust, I Want It All – mai cantata dal vivo da Freddie – e Radio Ga Ga soprattutto rimangono sospese nel giudizio. Bravo invece Lambert in pezzi come Don’t Stop Me Now o Somebody To Love, dove la sua estensione vocale si avvicina all’originale.

La band poi si divide tra presente e passato, con Taylor e May che si spartiscono i loro cavalli di battaglia, come Love of My Life o A Kind Of Magic, reinterpretandoli con la legittimità concessa a chi, di questi brani ne è l’autore. Insomma alla fine ci sta tutto, due ore divertenti che filano via, lasciando spazio anche al mai dimenticato Freddie Mercury al quale spetta di diritto dal maxi schermo l’esecuzione in playback di Bohemian Rhapsody, ogni tentativo di imitazione risulterebbe infatti una vera e propria profanazione. God save the Queen! Or Not?

FR69

 

Rolling Stones a Lucca, 23/09/2017

No, non è solo simpatia per il diavolo, è vera passione per la musica. Quando per la prima volta ho letto che i Rolling Stones sarebbero sbarcati in Italia a Lucca con il loro No Filter Tour, avevo storto il naso. Abituato alle grandi piazze, all’immenso e suggestivo spazio del Circo Massimo a Roma, il comune toscano non mi sembrava la scelta ideale. Primo pensiero ad un congestionamento di traffico e persone. In parte non è andata così, nonostante le numerose critiche. Lucca ha saputo ospitare al meglio Le Pietre Rotolanti in un’area suggestiva adiacente alle mura antiche della città. Atmosfere da anni ’70, non si può omologare lo spirito di libertà di un grande evento rock a quelle rigidità che caratterizzano quest’ultimo decennio.

La paura di attentati, fobia per i grandi assembramenti, ci sta, ma per chi ha vissuto in passato altri concerti di queste dimensioni, lasciamo spazio al rock e alla sua libertà. In mezzo a 60 mila persone non ci si può lamentare di avere una perfetta visuale, di non avere a portata di mano certe comodità, bagni e punti ristoro, ragazzi è il rock! Si arriva con largo anticipo, si soffre sdraiati sul prato e poi in piedi per qualche ora aspettando l’inizio del concerto, se no, state a casa! O trovatevi un comodo evento con un posto prenotato in prima fila, questo è il rock! Prezzi alti? Ma signori abbiamo di fronte la storia della musica!

Per me conta solo l’esibizione, senza risparmiare nel caso anche pesanti critiche, anche perché in passato ho assistito a numerose performance degli Stones e non sono state certo tutte uguali, alcune più riuscite, altre meno, tuttavia in uno standard qualitativo sempre alto per quella che ormai è una macchina perfetta come quella degli Stones. A Lucca, la magia della Toscana contagia Jagger e soci, concerto carico, lo si è percepito sin dalle prime note, nonostante la chitarra di Keith Richards uscisse a palla in Sympathy For The Devil, al secondo brano i suoni erano già tutti livellati alla perfezione. Scaletta senza fronzoli, gli Stones sono così, spazio a un paio di blues tratti dall’ultimo album Blue & Lonesome e poi spazio solo alle hit immortali che hanno segnato la loro storia. Ecco poi una versione italiana di As Tears Go By, un tentativo di omaggio all’Italia, poco riuscito per la verità, “Con le mie lacrime” resta il momento meno memorabile della scaletta. Fortunatamente basta un attimo per dimenticare tutto, “Siete ganzissimi” urla Sir Mick a tutti noi!

Con Honky Tonk Women il concerto si accende, il feeling tra Richards e Wood è qualcosa di magico. Charlie Watts, 76 anni il più anziano della band, alla batteria segue le ritmiche delle due chitarre alla perfezione, è risaputo come questa sia una delle tante magie degli Stones, il tempo lo tiene la ritmica di Keith. Miss You poi è un groove perfetto, trascinato dal basso di Darryl Jones e impreziosito dal sax di Karl Denson. Rock allo stato puro Midnight Rambler con Jagger che si divide tra canto e fisarmonica, Ron Wood si lascia alle spalle un periodo difficile liberando a pieno volume il suono della sua Fender Stratocaster. Paint it Black e Street Fighting Man sono un’ennesima finestra sugli anni ’60. Gran finale con Start Me Up, (I can’t Get No) Satisfaction, Brown Sugar e i due bis, Gimme Shelter nel tradizionale duetto con Sasha Allen e a chiudere Jumping Jack Flash. I Glimmer Twins salutano tra i fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Lucca.

Sotto il palco, in mezzo al pubblico il tempo per due ore si è fermato, alzando lo sguardo dei fantasmi immortali ancora in grado di regalarci le stesse emozioni di 30 anni fa. Jagger, Richards, Woods e Watts ci salutano, il pensiero va alla prossima esibizione, al prossimo tour, tanto i Rolling Stones ci sono e ci saranno sempre.

FR69