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Covid killed the radio star

La vera rockstar maledetta ora è lui, il Covid-19, il mondo è sottosopra e così ci ritroviamo tutti confinati nelle nostre case, qui in Italia, in Europa e nel resto del mondo, dall’Australia fino agli Stati Uniti. I virologi uniti nell’affermare che nulla sarà come prima, dovremo dunque abituarci ad nuovo stile di vita, fino a quando non si troverà una cura, un vaccino, per il momento l’unica arma contro il Coronavirus è rimanere chiusi in casa e per la ripresa il distanziamento sociale. #iorestoacasa è l’hashtag in Italia più popolare del momento, #stayhome, #restezchezvous,  #yomequedoencasa, nel resto del pianeta.

La statua di Freddie Mercury a Montreux

Nessuno ci può impedire tra le mura domestiche di ascoltare buona musica, di suonare il proprio strumento, anzi sui balconi delle nostre case abbiamo assistito alle esibizioni più bizzarre. Tanti dubbi e poche certezze e tra le tante domande c’è ne una che coinvolge gli artisti, oltre ai cinema, i teatri, che fine faranno i grandi concerti?

Jimi Hendrix – Woodstock 1969

La mente torna a Woodstock, al Live Aid, agli eventi che hanno fatto la storia del rock, senza dimenticare le esibizioni live negli stadi, da Wembley al nostro San Siro, dai mega ritrovi ad Hyde Park fino a quello di Modena, il più grande mai visto nel nostro Paese diretto dal Komandante Vasco Rossi, insomma concerti che oggi sono tutti a rischio! Pronti a divenire un ricordo, una fotografia del passato. Qualche artista ha provato ad affidarsi ai social, dirette su Instagram, performance a distanza con l’aiuto del web, ma non scherziamo. L’emozione è solo live, il suono di una batteria che ti entra nello stomaco, quello del basso che ti fa pulsare il cuore, quello graffiante delle chitarre che ti spacca i timpani, tutti sparati da amplificatori alimentati da migliaia di watt! Il leader che dal palco ipnotizza e trascina il pubblico, il contatto con le persone, l’eccitazione collettiva che ti circonda, tutto questo è un orgasmo musicale senza confini. Ora il perimetro invece è tracciato, siamo rinchiusi in un recinto, là fuori un nemico che spegne i microfoni, stacca i jack della nostra chitarra, silenzia le pelli dei tamburi della batteria. Vale per tutti i musicisti, dai big negli stadi a quelli che suonano nei locali di ogni città.

I RoccOttanta live al Rock’n’Roll di Milano

Vietata ogni forma di assembramento, tutto chiuso, il lockdown riguarda insomma tutti noi, anche chi vi scrive, che insieme a tanti amici musicisti era solito trovarsi al Rock’n’Roll, storico locale milanese, per una “Mega jam” session, organizzata tra gli altri dallo storico batterista dei Timoria e Adam Carpet, Diego Galeri. Sì proprio a Milano, nel capoluogo della Lombardia, una delle regioni più colpite dal virus nel mondo. Una promessa, torneremo a far sentire i nostri strumenti!

“Siamo molto delusi dal dover rimandare il tour. Ci dispiace per tutti i fan che non vedevano l’ora di farlo quanto lo eravamo, ma la salute e la sicurezza di tutti devono avere la priorità. Lo supereremo tutti insieme, e ci rivedremo presto” – Mick, Keith, Charlie e Ronnie (The Rolling Stones)

Tour Postponed

Dal pianeta rock ci arrivano tante brutte notizie, i Rolling Stones avevano già scaldato i motori per il nuovo No Filter Tour, annullato, i Queen con Adam Lambert pronti a sbarcare in Italia, tour posticipato al 2021. “Premier ci faccia sapere” è la domanda che Vasco Rossi rivolge al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dalla sua pagina Facebook. Il Komandante ha infatti in programma per giugno una serie di concerti, difficile che possano andare in scena. A partire dalla prima data, quella in programma il 10 giugno a Firenze Rocks, il festival fiorentino che dovrebbe aprire con il Blasco, proseguire con Green Day e Guns N’ Roses e concludersi con i Red Hot Chili Peppers il 13 giugno. “Siamo gli inutili” commenta lo stesso Vasco, citando il testo di una sua canzone, aderendo all’appello lanciato dalla scrittore fiorentino Stefano Massini sul ruolo dell’arte e della cultura.

Vasco Rossi – Modena Park 2017

“Se dobbiamo ripartire, ripartiamo con un occhio alla bellezza perché la sete di ricordi passa dalla bellezza e dunque la bellezza è essenziale. Sarebbe molto bello sentire qualcuno dire: è fondamentale riaprire i cinema e i teatri e far ripartire i concerti perché senza siamo orfani, perché questo fa parte della nostra identità”. (Stefano Massini)

Un appello condivisibile nel più profondo del nostro animo rock, ma irrealizzabile per il momento nei fatti. Centomila persone stipate in uno stadio una al fianco dell’altra, con la bocca spalancata a cantare a squarciagola, le molecole, i droplets, del virus sarebbero molto più veloci delle note di una chitarra nel raggiungere il pubblico presente. Troppo pericoloso!

Roby Facchinetti torna a cantare per la sua Bergamo, falcidiata dal virus, lui che molti decenni prima con i suoi storici compagni di viaggio, i Pooh, cantava “Chi fermerà la musica”. Questa terribile pandemia ci sta riuscendo, se nel 1979 i Buggles di Trevor Horn anticipavano i timori che i nuovi video musicali potessero uccidere la radio – beh alla fine non è andata così, ancora oggi la “Scatola parlante” ci tiene compagnia – il Covid-19 World Tour sta cercando di uccidere il rock, proviamo a fermarlo e alziamo a manetta il volume delle nostre casse. Teniamo pronta la chitarra, accordiamo il rullante, bacchette fra le dita, microfono acceso e presto getteremo la maschera, quella che indossiamo ogni giorno per difenderci dal Coronavirus. Torneremo a suonare, vinceremo le nostre paure e ci ritroveremo l’uno accanto all’altro nei grandi concerti.
Let it rock!

FR69

Dio salvi la Regina?

I Queen, o quel che ne rimane sono riapparsi ancora una volta in Italia insieme ad Adam Lambert in un’unica data all’Unipol Arena di Bologna. Da sempre sostengo che Brian May e Roger Taylor hanno il pieno diritto di continuare a calcare i palcoscenici di mezzo mondo e tenere viva la loro musica e soprattutto la loro voglia di suonare, ma i Queen, per chi come il sottoscritto ha avuto la fortuna di vederli dal vivo nella formazione originale, con Freddie Mercury e John Deacon erano un’altra cosa! Fatta questa doverosa premessa, la nuova formazione con alla voce il giovane prodotto del talent show American Idol, Adam Lambert, ha trovato comunque una sua identità. Se non altro il merito di portare in giro e far conoscere alle nuove generazioni la musica dei Queen. Per il Tour 2017 ecco uno show nuovo di zecca che include una produzione dal design all’avanguardia. La scelta della setlist tiene conto anche del quarantesimo anniversario dell’album, News of The World del 1977, che raccoglie gli inni immortali We Will Rock You e We Are The Champions e che verrà ripubblicato in un cofanetto speciale proprio oggi, venerdì 17 novembre, non tenendo conto di alcun tipo di scaramanzia.

Roger e Brian tengono ancora botta, come si suol dire e sul palco mostrano ancora grande tecnica ed esperienza. Per chi suona la batteria è più complicato, la fisicità dello strumento in due ore di concerto si sente tutta e per un classe ‘49 come Taylor alla soglia dei settant’anni è da standing ovation mantenere la qualità che esibisce in ogni sua performance. Ma le attenzioni ricadono tutte inevitabilmente sul frontman, il 35enne Adam Lambert, dal 2011 voce dei Queen. Ora sgombriamo subito ogni possibilità d’equivoco, nessun paragone con sua maestà Freddie, quella è un’altra storia, concentriamoci sul presente. Lambert tiene il palco, è istrionico e non scimmiotta per nulla l’originale.

Non ha la versalità di Mercury, ma ha l’estensione vocale adatta per reggere comunque su tutta la scaletta, anche se rende maggiormente nei pezzi più barocchi e rinascimentali come Killer Queen. Meno adatto su quelli invece particolarmente rock. La scaletta delle esibizioni ripercorre i passi dei greatest hits storici della band, non facile il confronto, soprattutto su brani dove non solo la voce, ma anche la mimica di Freddie Mercury diventava fondamentale. Così Another One Bites The Dust, I Want It All – mai cantata dal vivo da Freddie – e Radio Ga Ga soprattutto rimangono sospese nel giudizio. Bravo invece Lambert in pezzi come Don’t Stop Me Now o Somebody To Love, dove la sua estensione vocale si avvicina all’originale.

La band poi si divide tra presente e passato, con Taylor e May che si spartiscono i loro cavalli di battaglia, come Love of My Life o A Kind Of Magic, reinterpretandoli con la legittimità concessa a chi, di questi brani ne è l’autore. Insomma alla fine ci sta tutto, due ore divertenti che filano via, lasciando spazio anche al mai dimenticato Freddie Mercury al quale spetta di diritto dal maxi schermo l’esecuzione in playback di Bohemian Rhapsody, ogni tentativo di imitazione risulterebbe infatti una vera e propria profanazione. God save the Queen! Or Not?

FR69