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Tornano gli U2 con le canzoni dell’esperienza

Dalle canzoni dell’innocenza a quelle dell’esperienza sono passati 3 anni, non privi di ripensamenti, alla fine oggi il nuovo album della band irlandese vede la finalmente la luce. Non mi è facile dare un giudizio sugli U2, un gruppo che ritengo l’esempio più significativo del passaggio dalla grande era del rock ‘70/‘80 a quello decadente iniziato negli anni ‘90 e che arriva inesorabilmente fino ai nostri giorni.

Nata a Dublino nel ‘76, dopo un periodo di apprendistato, la band debutta ufficialmente con il suo primo album – Boy – nel 1980. Primo esempio di un rock che mutava, con un sound scarno, essenziale, per nulla barocco come i grandi gruppi del passato. Fatta eccezione per Paul David Hewson, in arte Bono Vox, dallo spiccato talento vocale, gli altri tre membri non si sono mai distinti per essere dei musicisti virtuosi. Ma alla fine gli U2 hanno saputo e questo gli va riconosciuto, trovare un sound ben definito, un marchio di fabbrica indistinguibile, sound che si esalta ulteriormente con le esibizioni dal vivo, esplosive e cariche di energia. Al tempo stesso oggi sono essenzialmente gli unici eredi e tenutari di quel rock che ormai sembra solo un ricordo da sfogliare e ricercare nei libri o meglio negli album di storia. Fatta questa premessa eccoci a Songs of Experience, sicuramente senza offesa non un capolavoro, tuttavia un album solido e ben strutturato nato dall’esperienza quarantennale della band.

Nessun Blackout, gli U2 ci sono ancora, come sottolinea l’omonimo pezzo del nuovo album, senza dubbio uno dei più incalzanti. Il disco di oggi racconta la maturità del gruppo e del suo leader Bono che ci svela come i pezzi siano quasi tutti immaginati come lettere che il cantante indirizza alla moglie Ali, ai figli, agli amici, in un caso direttamante al pubblico – The Showman – e in definitiva lettere scritte anche a se stesso. “Non dovrei essere qui perché dovrei essere già morto” è il verso con cui si apre Lights Of Home. “Ho pensato molto al fatto che potrei morire, così ho fatto di queste canzoni un epistolario d’amore” scrive Bono nel libretto del disco. Sulla copertina dell’album ci sono Eli e Sian i figli di Bono e The Edge, mano nella mano.

“Ho iniziato ascrivere per loro, ma queste sono lettere anche a me stesso. Si predica quello che si ha bisogno di sentire” puntualizza la star nelle interviste rilasciate per promuovere la pubblicazione del nuovo disco. In American Soul ecco la collaborazione con Kendrick Lamar, il rapper di Compton, il volto nuovo della musica di questo millennio. Get Out Of Your Own Way e Love Is Bigger Than Anything In Its Way sono entrambe canzoni indirizzate ai figli. You’re The Best Thing About Me è già una hit in cima alle classifiche dei brani trasmessi dalle radio in Italia da ben 7 settimane. Ora non ci resta che aspettare gli U2 nel nostro Paese, al momento non ci sono ancora conferme su possibili date, nell’imminente serie di concerti dell’ eXPERIENCE + iNNOCENCE TOUR  che partirà il 2 maggio del prossimo anno dagli Stati Uniti.

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